Una interessante panoramica, se pure secondo me non molto approfondita, ma che offre un buon punto di partenza, della storia dei cartoni animati. Si parte dai gloriosi e zuccherosi studi di Walt Disney passando dalla Warner Bros e via via arrivando fino ai South Park, passando ovviamente dai Simpson. Molto interessante anche la parte sui manga e le anime giapponesi che hanno suscitato in me una certa curiosità.
Sono molte le sfumature che vengono messe in risalto nei vari approcci che i diversi studi ebbero nel produrre i cartoni, che inizialmente erano solo cinematografici, e ai quali venivano destinati grandi budget ( è anche per questo che un capolavoro stilistico come Biancaneve poi non è più stato prodotto ). Con l'avvento della tv i soldi per le produzioni calarono vertiginosamente e di conseguenza si risparmiò sul numero di disegni per le animazioni ( e questa sembra scontata ma è una delle trovate che caratterizzano ad es. i cartoni di Hanna & Barbera coi loro personaggi statici a cui si muovono solo bocca e arti )
I cartoni sono diventati, da quel mondo fantastico e ottimista che erano (dove il male soccombeva al bene in virtù dei personaggi che facevano parte della storia) a rappresentarci un mondo dove la perfezione non esisteva e il personaggio sfortunato che si arrendeva al furbo diventava il vero eroe e il più amato ( che dire di Willy il Coyote?) dove la realtà pur non essendo inverosimile, risultava lo stesso ugualmente credibile nel contesto della narrazione (in un cartone Disney non succedono mai quei fatti inverosimili ma non favoleggianti, che accadono nei Warner e che noi accettiamo come possibili. Sembra un’altra cosa scontata ma non lo è stato per i primi spettatori dei questi cartoni) . I Simpson e i South Park ci hanno poi abituati alla "dura" realtà, contestandola e proponendocela senza vergogna ( e cambiando pubblico, che nel mentre è diventato adulto )
Il discorso sui giapponesi viene affrontato con le grandi serie tipo Heidi, Remi, Astroboy ( non si parla di Capitan Harlock, delusioneee) dove c'è sempre il riscatto dell'individuo per meriti del tutto personali che siano di bontà e simpatia o attraverso superpoteri. Queste qualità vengono spesso sottolineate dal fatto che il protagonista è spesso orfano o comunque abbandonato. Queste storie sono lo specchio dell’individualità giapponese spinta fin dalla più tenera età a forti carichi di competitività già negli anni della scuola ( da qui anche le serie sportive dei giochi di squadra tipo pallavolo e calcio ).
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