pag 388 -Trad. Isabella Vaj - Ed.Piemme 2004
Un libro che non avrei mai letto se la mia vicina di casa non me lo avesse prestato con grande entusiasmo.
Alla fine la lettura è scivolata via senza intoppi, ma a parte il contesto Afgano che fa da sfondo, non l'ho apprezzato granchè. Appena terminato ero più entusiasta, ma noto che più i giorni passano dalla fine della lettura e più il mio giudizio si intiepidisce. Anche i personaggi, sebbene rappresentati in un lungo arco della loro vita, sono così ligi al loro schema dell'infanzia ( uno è vigliacco, uno sottomesso, uno crudele) da risultare oltre che ripetitivi, anche un tantino irritanti. E il colpo di scena non fa che impastare ancora di più questi schemi. Forse troppa "confezione" e poca sostanza in fin dei conti.
La mia vicina di casa mi ha già prestato anche "Mille splendidi soli" dello stesso autore :(
Edit: stavo parlando ieri sera di questo libro e ne è uscita un'altra sensazione che in un primo momento non avevo afferrato. La vicenda è sempre pervasa da una specie di schermo , qualcosa che rende le scene più violente e crude come se le stessimo osservando attraverso un velo che le restituisce ammorbidite. Mi pare quindi che le potenzialità che una vicenda simile, soprattutto nella sua ambientazione afgana, offriva, non siano state in pieno sfruttate.