15/10/2009

La guerra che non si può vincere - Cronache dal conflitto tra israeliani e palestinesi.

More about La guerra che non si può vincere

pag.185 - Trad. A.Shomroni - Mondadori 2005
Questo libro lascia colmi di rabbia. Tutto quello che lo scrittore propone lo si percepisce come parole al vento.
Speranze sembrano a volte esserci, ma la via d'uscita è oltre l'orizzonte ed è particolarmente complicata e ricca di sfumature. Ormai la guerra è purtroppo diventata il modo di essere  per gli israeliani e i palestinesi. E' la loro quotidianità che lo vogliano o no i singoli. Non bastano le menti più lucide come quella di Grossmann a indicare la strada.


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04/03/2009

Culture Jam - Kalle Lasn

Immagine di Culture Jam
pag 311 - Trad. Rota Sperti S. Mondadori 2004

Grazie a questo libro ho scoperto di essere nel mio piccolo una culture jammer :P ! A parte gli scherzi ho trovato degli spunti molto interessanti di riflessione, soprattutto a livello di macro-attivismo. L'ho letto durante questo periodo di crisi nera globale che stiamo attraversando e mi piacerebbe sapere Lasn cosa dice ora, proprio lui che aspettava, per il grande salto, o un cataclisma geologico oppure un trracollo economico. Questo libro inoltre lascia molto spazio alla speranza. La speranza che, dallo stato delle cose, almeno le grandi corporation ne possano uscire sconfitte a favore di un sistema più controllabile e sostenibile sotto ogni aspetto (e soprattutto perseguibile in caso di illegalità)  . Sarò un'illusa ma questa speranza ha forse anche un nome ( Obama?). Si è già opposto alle lobby americane in favore della gente, da non crederci! Forse anche questo fa parte della grande occasione che l'essere scesi così in basso ci sta offrendo.

in sintesi da Ibs.it
Unendo scritti e opere visive, Lasn invita i cittadini del mondo occidentale, massificato e mercificato, a cambiare rotta. E indica anche il modo concreto per cambiare il mondo attuale: agire sul sistema dell'informazione, sulla gestione delle televisioni e sull'industria dell'alimentazione, della moda, delle auto, della musica e sull'organizzazione del potere. Mettendo in discussione il modello consumistico, gli idoli della pubblicità e dei marchi, questo volume mostra come ciascun individuo possa organizzare una resistenza allo strapotere del capitalismo selvaggio, contribuendo a dare vita a un mondo più giusto e più umano.



è un libro bookcrossing, qui il suo  viaggio
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18/02/2009

Il cacciatore di aquiloni - Khaled Hosseini

Immagine di Il cacciatore di aquiloni

pag 388 -Trad. Isabella Vaj - Ed.Piemme 2004

Un libro che non avrei mai letto se la mia vicina di casa non me lo avesse prestato con grande entusiasmo.
Alla fine la lettura è scivolata via senza intoppi, ma a parte il contesto Afgano che fa da sfondo, non l'ho apprezzato granchè. Appena terminato ero più entusiasta, ma noto che più i giorni passano dalla fine della lettura e più il mio giudizio si intiepidisce. Anche i personaggi, sebbene rappresentati in un lungo arco della loro vita, sono così ligi al loro schema dell'infanzia ( uno è vigliacco, uno sottomesso, uno crudele) da risultare oltre che ripetitivi, anche un tantino irritanti. E il colpo di scena non fa che impastare ancora di più questi schemi. Forse troppa "confezione" e poca sostanza in fin dei conti.
La mia vicina di casa mi ha già prestato anche "Mille splendidi soli" dello stesso autore :(

Edit: stavo parlando ieri sera di questo libro e ne è uscita un'altra sensazione che in un primo momento non avevo afferrato. La vicenda è sempre pervasa da una specie di schermo , qualcosa che rende le scene più violente e crude come se le stessimo osservando attraverso un velo che le restituisce ammorbidite. Mi pare quindi che le potenzialità che una vicenda simile, soprattutto nella sua ambientazione afgana, offriva, non siano state in pieno sfruttate.
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